Cardioncologia, ovvero proteggere il cuore dalle cure antitumorali

Carlo Cipolla e Daniela Cardinale

La Cardioncologia è nuova specialità che si sta rapidamente espandendo nel mondo e che ha l’obiettivo di proteggere il cuore durante la terapia antitumorale.

Per l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano è una scommessa vinta: seguendo il modello IEO – che valuta il rischio cardiovascolare individuale e consente di individuare la tossicità cardiaca in fase iniziale, addirittura preclinica – i pazienti possono evitare le frequenti malattie cardiache causate dalle cure oncologiche.
Ciò implica necessariamente una collaborazione molto stretta e già nelle fasi precoci della malattia fra oncologi e cardiologi.

Lo dimostra il lavoro pubblicato di recente sullo European Journal of Cancer (Anthracycline-induced cardiotoxicity: A multicenter randomised trial comparing two strategies for guiding prevention with enalapril: The International CardioOncology Society-one trial) dall’équipe della Divisione di Cardiologia e della Unità di Cardioncologia IEO, guidate rispettivamente da Carlo Cipolla e Daniela Cardinale, che per la prima volta a livello nazionale hanno realizzato uno studio clinico multicentrico, coinvolgendo 21 centri italiani da Aosta a Cosenza.

«Il termine stesso Cardioncologia è stato coniato in IEO nel 1995», spiega Carlo Cipolla, «perché noi cardiologi ci siamo resi conto di due fenomeni preoccupanti: fino al 25% di pazienti sviluppa problemi cardiovascolari a causa dei trattamenti anticancro e un numero crescente di persone viene escluso dalle terapie più innovative a causa della propria fragilità cardiovascolare».

«Oggi il quadro è ancora più allarmante perché in Italia ci sono circa 3 milioni di persone con una diagnosi di tumore e in oltre il 50% dei casi presentano una concomitante comorbidità cardiovascolare, aumentando il rischio di sviluppare cardiotossicità.
Inoltre anche i farmaci più nuovi (compresa l’immunoterapia) sono potenzialmente cardiotossici.
La Cardioncologia è quindi diventata una necessità fondamentale per i malati di cancro, oltre che un loro diritto».

«Allo IEO abbiamo messo a punto procedure specifiche», continua Daniela Cardinale, direttore dell’Unità di Cardioncologia e prima firma del lavoro, «per valutare il rischio cardiovascolare individuale: con un prelievo del sangue valutiamo i valori di biomarcatori cardiaci (una proteina, la Troponina I, e un ormone, BNP) ed effettuiamo un ECG.
Ai pazienti che presentano un innalzamento dei marker durante la cura oncologica viene somministrata una terapia preventiva con Ace-inibitori e betabloccanti.
L’applicazione di questo protocollo ha permesso di ridurre a zero gli episodi di scompenso cardiaco e i decessi per malattie cardiovascolari in più di 4.200 nostri pazienti trattati con chemioterapia, che abbiamo seguito per dodici anni».

«Non c’è dubbio quindi che il nostro approccio preventivo in IEO funziona», precisa Cipolla. «Ci siamo chiesti se la Cardioncologia funzionasse anche altrove: bene, tra il 1996 e il 2010 esisteva un solo centro di Cardioncologia in Italia ed era il nostro; tra il 2011 e il 2018 i centri sono diventati 21, sparsi su tutto il territorio nazionale, e in tutti il protocollo ha dato gli stessi risultati straordinari».

«C’è molto spazio di miglioramento», conclude Daniela Cardinale, «perché non si sviluppino più patologie cardiache in corso di trattamenti antitumorali. Dobbiamo insistere sulla cultura degli oncologi e dei cardiologi. I danni al cuore sono in gran parte ancora demonizzati da molti oncologi, che interrompono trattamenti efficaci, e non sono ben non conosciuti da molti cardiologi.
Inoltre, va più approfondito il problema dei pazienti fragili, per i quali in IEO abbiamo sviluppato un protocollo ad hoc.
Sono persone che presentano contemporaneamente una patologia cardiovascolare e un tumore e sono troppo spesso arbitrariamente escluse sia dai trattamenti o interventi cardiologici intensivi sia dalle terapie oncologiche più aggressive, potenzialmente più efficaci, perché ritenuti pazienti a rischio troppo elevato. Anche e soprattutto per loro la Cardioncologia deve essere un diritto».

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