Centro antiviolenza del Gemelli: oltre 200 donne supportate in tre anni

Centro Antiviolenza Irccs Gemelli

Oltre 1.342 contatti telefonici e 203 donne supportate dal punto di vista psicologico e legale per aiutarle ad uscire da contesti di violenza. È questo il bilancio dei primi tre anni di attività del Centro Antiviolenza S.O.S. LEI di Wind Tre, nato in collaborazione con la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs e l’Associazione Assolei. Il Centro, attivo dal marzo 2023, opera quotidianamente in sinergia con le Forze dell’Ordine per la redazione delle denunce e, quando necessario, per l’attivazione di case rifugio, garantendo una presa in carico tempestiva e coordinata alle donne che chiedono aiuto.

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I trend in Italia

Il quadro nazionale conferma la necessità di un presidio integrato nel Pronto Soccorso. Nel 2024, le donne arrivate in Pronto Soccorso con indicazione di violenza sono state 19.518, con un incremento del 15,2% sul 2023: un segnale di maggiore emersione e di affidamento ai percorsi sanitari (fonte Istat, aggiornamento 25/11/2025). Allo stesso tempo, nel 2025 il Ministero dell’Interno rileva un calo dei femminicidi a 97 casi (-18% rispetto al 2024), pur confermando la centralità dell’ambito domestico: 85 delitti in contesti familiari e 62 con autore partner o ex (comunicazione del 19/1/2026).

Chi chiede aiuto: età, origini e bisogni reali

Le donne che si rivolgono al Centro rispecchiano la trasversalità del fenomeno. La maggioranza è di nazionalità italiana (74%), ma oltre una su quattro proviene da altri Paesi (26%), con barriere linguistiche e culturali che possono ritardare la richiesta d’aiuto.
L’età disegna un profilo che attraversa il ciclo di vita: la fascia 40–60 anni (50%) è oggi la più numerosa, seguita dalle 18–39 (41%). Il 7% è over 60, il 2% è minorenne. È un mosaico di storie differenti, accomunate dalla necessità di un luogo sicuro dove essere accolte senza giudizio e orientate con competenza.

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Anche le forme di violenza raccontano la complessità dei percorsi. La più diffusa è quella psicologica e verbale (41%), spesso la prima crepa nella relazione e il terreno su cui attecchiscono controllo e isolamento.
La violenza fisica (37%) è quella che più facilmente si traduce in accesso ospedaliero, ma non è isolata: accanto emergono la violenza economica (8%), lo stalking e la violenza digitale (5%), la violenza assistita (5%) con ricadute su figlie e figli, e la violenza sessuale (4%), tra le più difficili da dichiarare. Quasi sempre si tratta di abusi intrecciati, che richiedono tempi, competenze e alleanze diverse per essere spezzati.

L’estensione dell’apertura

Un passaggio decisivo è arrivato dalla raccolta fondi interna delle persone di Wind Tre, che dal 2025 ha permesso di aprire un giorno in più a settimana. Tradotto: più finestre di accesso, più colloqui, più rapidità quando una donna trova il coraggio di farsi avanti. Wind Tre ha inoltre confermato che garantirà per tutto il 2026 l’apertura su tre giorni, assicurando continuità e affidabilità a un servizio essenziale per la comunità.

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L’impatto sul territorio

S.O.S. LEI rappresenta un modello innovativo di responsabilità sociale d’impresa applicata alla tutela delle donne, perché unisce partner sanitari, terzo settore e azienda all’interno di un presidio ospedaliero ad alto impatto. È proprio nella risposta coordinata a questi bisogni che trova pieno significato l’impegno di Wind Tre: S.O.S. LEI è un esempio concreto di collaborazione pubblico-privato capace di intercettare le richieste nel luogo stesso in cui emergono, il Pronto Soccorso, accelerare la protezione grazie alla presa in carico immediata e rafforzare la rete con Forze dell’Ordine, case rifugio e servizi sociali. Un modello scalabile, che non si limita a gestire l’emergenza ma contribuisce alla costruzione di politiche di prevenzione e di un cambiamento culturale duraturo.

Cristina Tedeschi, culture, people inclusion & communication director di Wind Tre, dichiara: «Il contrasto alla violenza è un impegno che in Wind Tre portiamo avanti da anni, perché il cambiamento culturale richiede continuità, consapevolezza e alleanze solide.

In questi tre anni S.O.S. LEI ha trasformato oltre duecento richieste d’aiuto in percorsi di protezione, cura e autonomia: un risultato che nasce dalla rapidità dell’accoglienza e dalla capacità di esserci proprio nel momento in cui una donna trova il coraggio di chiedere aiuto. L’estensione dell’apertura del Centro va esattamente in questa direzione: rendere possibili azioni reali, immediate, che fanno davvero la differenza nella vita delle persone».

Dalila Novelli, presidente di Assolei APS, afferma: «l’esperienza del Gemelli in questi tre anni ha costituito un valore aggiunto in termini di approccio ed esperienza al contrasto della violenza. Infatti, al di là dei numeri illustrati, che comunque hanno una rilevanza statistica importantissima, la specificità dei casi presi in esame dalle operatrici presenti nel Centro antiviolenza S.O.S. LEI ha evidenziato che i segni del corpo, spesso indelebili, necessitano sempre di un supporto specifico, integrato, competente e multidisciplinare.

Le donne spesso hanno una soglia di resilienza che sappiamo essere frutto di un coacervo di fattori: la paura, la tutela dei figli, il buio delle prospettive possibili. Ecco perché l’approccio in prossimità del Pronto Soccorso rappresenta per le donne una possibile luce in fondo al tunnel della violenza. Per tutto questo ringraziamo coloro che ci hanno affidato con lungimiranza questo compito impegnativo che ci consente però di realizzare l’obiettivo di Assolei che è quello di restituire un futuro a tante donne e ai loro figli».

Annarita Palmieri, Comitato RiViGe del Policlinico Gemelli, conclude: «Contrastare la violenza richiede alleanze solide e una rete che sappia agire insieme. Quando istituzioni, sanità, terzo settore e aziende collaborano, come nel Centro S.O.S. LEI, diventa possibile offrire una presa in carico concreta e tempestiva, senza lasciare nessuna donna sola nel momento più difficile.

Una rete unita trasforma una richiesta di aiuto in un percorso di sicurezza e rinascita. Continuare a lavorare insieme è il modo più efficace per garantire risposte immediate e realmente incisive».

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