Uno studio internazionale al quale ha partecipato anche il Dipartimento di Anestesia e Terapia Intensiva dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma ha indicato alcuni strumenti evidence based che possono guidare i professionisti delle unità di cure intensive nel decidere quando continuare o sospendere il sostegno vitale ai propri pazienti (Kerckhoffs, Monika C. MD1; Senekal, Jannien MD1,2; van Dijk, Diederik MD, PhD1; Artigas, Antonio MD, PhD3,4; Butler, Jenie RN, MCN5,6; Michalsen, Andrej MD, MPH7; van Mol, Margo M. C. RN, PhD8; Moreno, Rui MD, PhD9; Pais da Silva, Filipa MD9; Picetti, Edoardo MD10; Póvoa, Pedro MD, PhD11; Robertsen, Annette MD12; van Delden, Johannes J. M. MD, PhD13 Framework to Support the Process of Decision-Making on Life-Sustaining Treatments in the ICU: Results of a Delphi Study, Critical Care Medicine: May 2020 – Volume 48 – Issue 5 – p 645-653 doi: 10.1097/CCM.0000000000004221).

Lo studio ha utilizzato il metodo Delphi, ovvero un metodo di ricerca sociale partecipata: al framework hanno preso parte medici di Terapia Intensiva, infermieri, ex pazienti di Terapia Intensiva e tutori legali di 13 Paesi (per lo più europei) che hanno valutato terminologie e tempi del processo decisionale, riassumendo i risultati delle tre consultazioni effettuate e i suggerimenti condivisi in un ultimo step di revisione.

Il tutto è stato svolto con survey basate sul web, partendo da inviti via mail ai soggetti ritenuti più idonei.
L’essere membri della sezione di Etica della European Society of Intensive Care Medicine o comunque essere interessati alle tematiche etiche è stato tra i fattori presi in considerazione.
Gli ex pazienti dovevano, invece, essere stati ricoverati in Terapia Intensiva per almeno 7 giorni negli ultimi due anni.
Questi e i tutori legali hanno partecipato solo alla prima fase dello studio come gruppo unico di esperti.

Alla fine delle tre fasi si è individuato il processo da utilizzare che comprende una serie di incontri frequenti e stabiliti con i famigliari del paziente, per comunicare il suo stato, e un incontro multidisciplinare da ripetere settimanalmente che tenga conto anche delle preferenze dei pazienti, della prognosi e della proporzionalità delle cure effettuate.

I quattro step che hanno trovato consenso nel corso del processo sono in linea con la pratica e le evidenze internazionali.

Si possono individuare alcune carenze: una è la mancanza, tra gli esperti, di specialisti in cure palliative, che in letteratura si sono dimostrati importanti per migliorare e influenzare la permanenza dei pazienti nelle unità di cure intensive.
Altre limitazioni sono ben espresse dagli autori alla fine dello studio. Scegliere se proseguire le terapie a sostegno della vita o meno è un aspetto cruciale delle cure intensive che merita di essere indagato e sostenuto.

Stefania Somaré

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