I Pronto Soccorso devono creare protocolli per l’asma grave

Secondo le stime OMS, nel mondo soffrono di asma grave 235 milioni di persone e l’incidenza di morte annua è di 383.000 soggetti.
In Italia si parla di 2,8 milioni di persone, pari al 5-10% della popolazione totale di asmatici.

Spesso questa patologia non viene adeguatamente inquadrata e diagnosticata e questo ritardo diagnostico comporta «negative ripercussioni cliniche e aumento di costi sociali ed economici, tra cui perdita di giornate lavorative, frequenti riacutizzazioni, ripetuti accessi al Pronto Soccorso».
Queste le parole del dott. Fausto De Michele, direttore della UO Pneumologia dell’Ospedale Cardarelli di Napoli.

La fenotipizzazione di questi pazienti è prerogativa dei centri specialistici, ma la Medicina Generale e il Pronto Soccorso possono identificare i soggetti da inviare ai Centri stessi.

Stando ai dati di un’indagine di Italian Health Policy Brief dal titolo “Asma Grave – Disease Management e Patient Flow in Pronto Soccorso”, solo il 48% dei Pronto Soccorso italiani ha definito un protocollo interno per la gestione del paziente con asma grave, solo il 38% ha definito un protocollo per il follow-up e meno di un terzo degli ospedali (pari al 29%) ha un team multidisciplinare per il setting completo del paziente.

La survey, basata su interviste one to one con 71 medici di Pronto Soccorso di tutta Italia, ha evidenziato anche un’altra carenza: manca una rete territorio-ospedale per la gestione specialistica del paziente con asma grave sul territorio, con il 52% dei pazienti dimessi dal Pronto Soccorso senza un piano di follow-up e il 26% inviato al medico di famiglia senza presa in carico specialistica.

La presentazione dell’indagine di Italian Health Policy Brief 

De Michele ha sottolineato che «i dati raccolti nella ricerca confermano che il setting del Pronto Soccorso è potenzialmente uno di quelli prioritari per l’emersione dell’asma grave. Posto il fatto che gli accessi in Pronto Soccorso avvengono per grave crisi di asma, ma solo dopo un adeguato approfondimento specialistico è possibile arrivare alla definizione corretta di paziente affetto da asma grave: occorre quindi considerare che una quota significativa degli accessi per asma in Pronto Soccorso è dovuta ad asma scarsamente controllata per poca aderenza del paziente al trattamento.

Si evidenzia quindi la necessità di definire nelle singole realtà un percorso di presa in carico del paziente con sospetto di asma grave che giunge in Pronto Soccorso, in modo da evitare un intervento che si limiti alla risoluzione dell’evento acuto con un esito spesso caratterizzato da nuovi accessi in Pronto Soccorso.

È perciò auspicabile la definizione, per ogni ospedale dotato di Pronto Soccorso – soprattutto se inserito in un Dipartimento di Emergenza – di uno specifico PDTA che veda coinvolti, oltre al medico di Pronto Soccorso, lo specialista pneumologo e le altre figure professionali che contribuiscono alla gestione effettiva ed efficace del paziente con asma grave».

L’indagine ha dimostrato che laddove esistono protocolli dedicati all’asma grave si hanno diminuzioni sia delle riacutizzazioni sia dei nuovi accessi al Pronto Soccorso.

Stefania Somaré

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