Italian Summit a Frontiers Health 2023

Al centro dell’Italian Summit, ospitato a Roma lo scorso 9 novembre come side event di Frontiers Health 2023, la transizione digitale in sanità, tra opportunità, criticità e prospettive. Numerosi gli stakeholder del sistema salute intervenuti: dal ministro della Salute Orazio Schillaci al presidente di Farmindustria Marcello Cattani e agli esponenti di alcune delle principali aziende del pharma.

Nel corso della tre giorni di Frontiers Health 2023, tenutasi a Roma dall’8 al 10 novembre scorsi, la giornata del 9 ha ospitato l’Italian Summit dal titolo “Sanità digitale e terapie digitali: integrazione sistemica e valore per l’Italia”, aperto dal Orazio Schillaci, che ha sottolineato come la digitalizzazione della sanità rappresenti “una delle scommesse più grandi per il Paese, in cui l’Italia è molto impegnata”, ribadendo che si tratta di una opportunità di sviluppo che va ben oltre l’ambito sanitario.

Grazie agli interventi previsti dal PNRR e nell’ottica di una sanità territoriale, si punta nel 2026 a portare almeno il 10% degli over 65 in assistenza domiciliare integrata. Il ministro ha ricordato che a oggi 9 Regioni hanno pienamente raggiunto il target per il 2023 per cui possono già accedere alla quota di finanziamento che spetta loro. Nella fase pre-pandemia, i progetti di telemedicina avviati erano 282; nel 2021, dopo l’avvento del Covid-19, le esperienze già attivate risultavano 369, con un grande aumento soprattutto nel campo delle televisite. Il ministro ha inoltre ricordato che sta andando avanti il lavoro avviato con Agenas per la realizzazione di una piattaforma nazionale di telemedicina.

Il digitale per ridurre le diseguaglianze

Ancora, Schillaci ha sottolineato il ruolo del digitale per ridurre le ancora tante disuguaglianze presenti a livello nazionale nell’erogazione delle prestazioni sanitarie. La digitalizzazione sanitaria può rappresentare un elemento imprescindibile soprattutto rispetto ai pazienti cronici over 65, in costante aumento che, si stima possano arrivare a rappresentare il 35% della popolazione italiana nel 2050.

Tra le criticità, una su tutte il Fascicolo sanitario elettronico, finalmente entrato in fase operativa, anche se a consultarlo è ancora solo 1 italiano su 3. 

Infine, il ministro ha ricordato come la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale consentiranno di potenziare il sistema di raccolta e di analisi dei dati, sempre più strategico per una efficace programmazione sanitaria per la promozione della ricerca e la prevenzione delle malattie.

“Sotto la spinta dell’innovazione e delle nuove tecnologie si è innescata una rivoluzione culturale, che dobbiamo perseguire con coraggio e con spirito di collaborazione non solo in ambito nazionale ma almeno europeo.
Questo vale anche nell’approccio alle terapie digitali, alle quali dobbiamo guardare con attenzione e al contempo con un giusto approccio prudenziale, perché le opportunità offerte dall’innovazione devono essere validate sotto la lente delle evidenze scientifiche, a garanzia dell’efficacia e della massima sicurezza delle cure”, ha sottolineato.

Un momento di grande fermento per il settore farmaceutico

Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, ha voluto sottolineare quanto ciò che abbiamo visto finora è solo la punta dell’iceberg e che la digitalizzazione dei prossimi anni sarà ancora più disruptive.

Per quanto riguarda le DTx, si evidenzia la mancanza di un percorso regolatorio di accesso e rimborso; manca quindi un quadro chiaro per la gestione del dato clinico per finalità secondarie, come ricerca e assistenza. Terzo elemento di criticità è quello relativo alle competenze, a livello centrale e regionale, perché si possa costruire un sistema data-driven.

Proprio a tale riguardo, l’Italia si colloca al 25° posto per competenze digitali stando al report RBSI, nonostante sia al quarto posto per lo sviluppo di startup in generative intelligence.

La piattaforma nazionale di telemedicina

Enrico Coscioni, presidente di Agenas, ha ricordato l’arrivo, tra solo un mese della piattaforma nazionale di telemedicina, attivata grazie allo stanziamento di 250 milioni di euro del Recovery Plan per i servizi di telemedicina, teleconsulto, teleassistenza, telemonitoraggio e telecontrollo. Soprattutto su quest’ultimo punto, il cambiamento sarà importante per la gestione dei pazienti cronici.

A questo proposito anche Roberto Ascione, presidente di Frontiers Health Global Conference, ha rimarcato che si tratterà di un’accelerazione per tutta la comunità dell’innovazione di una digitalizzazione di prossimità, quindi con la possibilità di creare app per la specifica patologia o altri tipi di interventi.

Inoltre, la capacità dell’Italia di ottimizzare interventi a livello europeo in tema di sanità digitale farà del nostro Paese un polo attrattivo per investitori stranieri focalizzati su start-up innovative.

Alcuni progetti concreti di cambiamento

“In Italia abbiamo in corso 164 studi clinici, ma l’obiettivo è accelerare, superando i 200 nel 2024, con oltre 92 milioni di investimento nel 2023 e nel 2024. Possiamo fare tutto questo grazie alla collaborazione con importanti centri di ricerca. Stiamo lavorando, nel contesto del PNRR, con l’Università di Padova, il Centro Nazionale di Terapia Genica e RNA.

Lavoriamo con Irccs, con centri ricerca come Human Technopole sul tema del genoma editing”, ha spiegato Lorenzo Wittum, presidente e ad di AstraZeneca Italia, chiarendo che l’obiettivo è mettere in contatto i ricercatori italiani con le opportunità della ricerca globale e le istituzioni. Proprio con questo obiettivo è stata lanciata la piattaforma di condivisione Researchalize, al fine di accelerare lo sviluppo di soluzioni per il paziente.

Davide Bottalico, digital director di Pfizer Italia, ha ribadito quanto sia effervescente il momento in atto e quanto sia necessario avere nuove competenze per affrontare questo viaggio. Con FISM, Federazione Italiana delle Società Medico Scientifiche, Pfizer ha attivato una partnership finalizzata a creare nuovi percorsi paziente implementati grazie alle nuove soluzioni tecnologiche.

“La sanità diventa data driven e questo significa che dobbiamo sfruttare l’opportunità della gestione dei dati dei pazienti per cogliere tutte le opportunità nei percorsi di cura. Con la Fism siamo pronti per partire con piccoli progetti pilota che spero possano servire a gettare le basi per il futuro”. 

Il presidente FISM, Loreto Gesualdo, ha ribadito che grazie alle nuove tecnologie sarà possibile costruire nuovi PDTA, implementare la prevenzione e ridisegnare i modelli di presa in carico. In particolare per i pazienti cronici polipatologici, le opportunità fornite da tecnologie e digitale consentiranno una condivisione del paziente con tutti gli specialisti che possono contribuire alla sua gestione.