Lombardia: programmazione sanitaria 2023

Gli ultimi giorni di dicembre 2022 hanno visto Regione Lombardia approvare le nuove “Linee di programmazione 2023” per la sanità che intendono risolvere, o comunque migliorare, alcune situazioni emergenziali, come liste d’attesa, pressione eccessiva sui Pronto Soccorso e carenza di medici di base. Partiamo da liste e tempi di attesa, argomento spinoso al quale da anni si cerca di dare risposta, ottenendo ben pochi risultati.

La pandemia ha poi ulteriormente peggiorato la situazione, rendendo difficile prenotare visite specialistiche ed esami diagnostici con il SSN e spingendo i cittadini che possono permetterselo a rivolgersi alla sanità privata.

Ecco allora che la Regione stabilisce di aumentare il numero di agende prenotabili alla Rete Regionale di Prenotazione e che si stabilisca una disponibilità di slot che che garantisca una produzione pari all’erogato del 2019 incrementato del 10% per ciascuna mensilità del 2019. Particolare attenzione verrà data agli esami diagnostici, come mammografie, TAC e risonanze magnetiche, perché essenziali nella diagnosi di patologie tumorali e non solo.

Inoltre, viene istituito un servizio di recall che anticipa le prenotazioni delle prestazioni identificate con date di appuntamento compresa tra gennaio e giugno 2023 e classe di priorità B e D.

Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Regione, ha spiegato: «il nostro primo obiettivo è stato intervenire sulla lista di oltre 65.000 persone con appuntamento fuori soglia, persone quindi che hanno diritto a una visita specialistica ma hanno trovato disponibilità soltanto a distanza di parecchi mesi.
Abbiamo quindi previsto una serie di azioni finalizzate a migliorare la situazione, a cominciare da un’attività di recall dei cittadini.
In soli 15 giorni ne abbiamo ricontattati 17.000 per anticipare l’appuntamento nella stessa struttura dove avevano prenotato».
Altra azione concreta consiste nel dare possibilità a medici specialisti e di medicina di base di prenotare direttamente le visite di controllo, sgravando i pazienti dall’esigenza di recarsi presso i CUP ospedalieri o di prenotare online.

Qualora non vi sia disponibilità di posti, però, il paziente verrà preso in carico dagli enti sanitari di appartenenza per la programmazione dell’appuntamento. Per sfruttare al meglio tutti gli slot disponibili in Regione, verrà poi avviata la realizzazione di un CUP unico regionale che consentirà una migliore programmazione dell’offerta sanitaria ambulatoriale.

Da ultimo, non per ordine di importanza, presso la Direzione Generale Welfare verrà attivato un tavolo di lavoro per migliorare ulteriormente l’appropriatezza prescrittiva e rivedere le modalità prescrittive adottate a seguito di primo accesso in ASST.

Per quanto riguarda i Pronto Soccorso, Bertolaso riassume così gli interventi che verranno messi in campo, relativi tanto all’accesso che alla gestione dei pazienti una volta ospedalizzati.
«Uno strumento è la Centrale Medica Integrata che già gestisce il coordinamento fra tutti i Pronto Soccorso, ma che può ottimizzare lo smistamento in modo più omogeneo, oltre che cercare di intercettare quei casi che possono essere gestiti a domicilio.
Un’altra leva è la gestione dei pazienti ospedalizzati e in particolare i letti subacuti, che vogliamo potenziare. Nell’ottica dei vasi comunicanti, se ci sono posti letto liberi nei reparti, si accorciano i tempi di permanenza nei pronto soccorso».

A Milano, per esempio, viene ampliato il numero di posti letto territoriali di cure subacute/intermedie: 100 presso il Pio Albergo Trivulzio e altri presso il Centro Militare di Baggio.
È stata inoltre stabilita una proroga fino al 31 marzo 2023 della contrattualizzazione di una quota aggiuntiva di posti letto subacuti fino al massimo del 20% in più dei posti letto normalmente attivi. I trasferimenti tra i vari ospedali del territorio saranno coordinati da una centrale operativa apposita, in via di attivazione.
Uno dei principali problemi dei Pronto Soccorso, e non solo, è però la carenza di medici, un problema strutturale che, secondo l’assessore al Welfare, che colpisce sia la sanità ospedaliera sia quella territoriale.

Si è quindi deciso di offrire un incentivo «per i medici delle strutture ospedaliere che decidono, terminato il servizio, di svolgere ore lavorative aggiuntive presso i Pronto Soccorso. Per questi medici prevediamo un incentivo di 100 euro per ogni ora svolta in più nei pronto soccorso».

In questo modo si intende contrastare il ricorso alle cooperative. Lo stesso vale anche per il personale non medico, per il quale la Regione intende «invece chiudere, a livello sindacale, un accordo integrativo con cui definire un perimetro entro il quale premiare il comparto». Come detto, la carenza di medici incide anche sul territorio: parecchi i cittadini lombardi che non sono coperti da un medico di medicina generale, per esempio.

Per risolvere la questione, in attesa che arrivino nuove leve, la Lombardia amplierà a tutte le ATS il progetto Ambulatori Temporanei Diffusi, che prevede la copertura di un ambulatorio da parte di medici di medicina generale “in prestito” da altri ambulatori. Insomma, l’idea è di colmare una lacuna aumentando il carico di lavoro sui medici già presenti, alcuni dei quali seguono già 1500 mutuanti o più, con relativi carichi burocratici. Vedremo nel corso dell’anno se le nuove proposte porteranno dei miglioramenti alla situazione sanitaria della Lombardia.

Stefania Somaré

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