Meno cesarei grazie alla cardiotocografia

Assicurarsi di intervenire con il taglio cesareo solo se davvero necessario per sofferenza fetale, aumentando la sicurezza per mamma e nascituro.

Il taglio cesareo è tra i parametri presi in considerazione dal Programma Nazionale Esiti per la valutazione di qualità di una struttura ospedaliera: le linee guida ministeriali lo vorrebbero inferiore al 20%, mentre per l’OMS percentuali superiori al 10-15% non sono giustificabili dal punto di vista medico.

Storicamente, l’uso del taglio cesareo nella nostra penisola è stato ben superiore alle percentuali sopra menzionate, anche se negli ultimi anni siamo riusciti ad arrivare vicino al traguardo fissato dal Ministero della Salute con il DM 70/2015, almeno come media nazionale: l’ultimo PNE fornisce infatti una percentuale del 23,06% per il 2022. Se si scende nel dettaglio, però, si vede che solo il 15% delle maternità con meno di 1000 parti l’anno e il 65% di quelle con più di 1000 parti l’anno riescono a stare al di sotto del 20% di tagli cesari.

Inoltre, esiste ancora una variabilità interregionale e intraregionale elevata, indice della difficoltà di scardinare delle abitudini culturali in favore di indicazioni evidence based fornite dagli enti preposti. Esistono ancora strutture in Sicilia, Campania, Puglia, Lazio e Lombardia, che eseguono quasi il 40% di parti con taglio cesareo, se non oltre. Più virtuose, invece, Provincia Autonoma di Trento, Emilia-Romagna, Piemonte e Friuli-Venezia Giulia, dove la maggioranza delle maternità mostra tassi di parto cesareo inferiori al 20%.

In questo contesto risulta ancora più interessante parlare della cardiotocografia (CTG), metodologia di controllo della frequenza cardiaca del feto durante il travaglio di parto, che consente di valutare eventuali rischi di sofferenza fetale per deficit di ossigeno, fornendo uno strumento utile per decidere se intervenire con un parto cesareo di emergenza o meno.

Possibilità della cardiotocografia

Al momento, la cardiotocografia viene praticata, in Italia, solo presso la Clinica Ostetrica di Parma. Nata negli anni ’60 del secolo scorso, questa tecnica si era diffusa rapidamente, ma le tecniche di lettura erano inappropriate, portando a molti falsi positivi. Negli ultimi 10 anni, però, il St George’s Hospital di Londra ha elaborato una nuova lettura dei dati ottenuti con la CTG, elaborando anche delle linee guida internazionali dedicate.

Nei pochi centri che al momento utilizzano la CTG, si sono avuti effetti positivi, con riduzione dei parti cesareo. A Parma, per esempio, dal 2017 a oggi il numero di parti cesareo è calato del 15%, insieme al numero di bambini nati con encefalopatia ipossico-ischemica intrapartum. Per questo, al momento si sta cercando di diffondere la metodica sia a livello nazionale che europeo attraverso un ciclo di incontri dedicati.

Saper leggere il benessere del bambino

Il nuovo metodo di lettura supera i limiti della visione morfologica del bambino, per spostare l’attenzione sulla sua fisiologia e sulla fisiopatologia: nel tracciato si cercano quindi segnali di stress, cercando di capirne l’origine, la sua modalità di risposta e valutandone la possibile evoluzione, così da individuare i veri casi di sofferenza fetale.

Spiega il prof. Tullio Ghi, direttore della Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università degli Studi di Parma: Â«per applicare questo nuovo metodo servono conoscenza, studio ed esperienza.
Con questi incontri, vogliamo accrescere la sicurezza di specialisti e ostetriche che lavorano quotidianamente in sala parto e sono esposti ai dubbi, alle ansie, allo stress su come valutare un tracciato, come classificarlo e come e quando intervenire, prendendo decisioni cliniche cruciali nella gestione del parto, da cui dipendono il futuro di un bambino e della sua famiglia».

Con dicembre sarà inoltre disponibile il manuale “La lettura fisiopatologica della cardiotocografia intrapartum”, realizzato dal prof. Ghi in collaborazione con la dottoressa Stefania Fieni, responsabile della UOS Percorso Nascita, UOC Ostetricia e Ginecologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma e con il dott. Salvatore Politi. La tecnica potrebbe favorire la riduzione dei parti cesareo in emergenza.