Prevenzione digitale in sanità

Una ricerca condotta dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano,in collaborazione con Doxapharma, ha fatto il punto sulla prevenzione digitale in sanità in Italia.

La prevenzione svolge un ruolo molto importante nel mantenimento di un buono stato di salute.
Un corretto stile di vita – la regolare attività fisica, una dieta varia ed equilibrata, l’astensione dal fumo di sigaretta – ha effetti benefici sulla prevenzione primaria e secondaria di patologie cardiovascolari, come infarto del miocardio, ipertensione arteriosa, angina e scompenso cardiaco; patologie come diabete e la sindrome metabolica, e il tumore, in particolare al seno e al colon.
Il mondo digitale può in questo senso dare una mano.

Una ricerca condotta dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, in collaborazione con Doxapharma, ha fatto il punto sulla prevenzione digitale in Sanità in Italia.
L’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità, giunto alla tredicesima edizione, si pone l’obiettivo di analizzare e promuovere il ruolo delle tecnologie digitali a supporto del miglioramento e dell’innovazione del sistema sanitario.

La rete e la prevenzione

Per la ricerca è stato arruolato un campione rappresentativo – per età, sesso, macroarea geografica di appartenenza, centro di residenza, titolo di studio e occupazione – di 1.000 cittadini italiani intervistati attraverso Doxapharma, azienda specializzata in ricerche in ambito sanitario.
All’interno di questo campione sono stati intervistati quei cittadini che si dichiaravano sani, non affetti quindi da patologie croniche o di lunga durata.

«Questi cittadini hanno dimostrato in media un buon livello di empowerment – 7,2 punti su 10 – cioè di essere promotori della propria condizione di salute muovendosi in modo attivo per mantenerla», esordisce la dottoressa Chiara Sgarbossa, direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano.

«Anche le competenze digitali sono risultate più che sufficienti (6,8), così pure l’eHealth literacy (6,7), quindi la conoscenza di elementi riguardanti la sanità, la salute e la consapevolezza di quello che il medico prescrive o indica».

La ricerca si è innanzitutto concentrata su come il cittadino reperisce le informazioni riguardanti i corretti stili di vita e/o l’alimentazione nel corso dell’ultimo anno. «Il cittadino cerca on-line queste informazioni in maniera frequente (15%) o saltuariamente (23%), mentre il 6% non lo ha mai fatto ma sarebbe invece interessato a farlo», precisa la dottoressa Sgarbossa.
«Il web viene quindi utilizzato da una parte significativa della popolazione per attività riguardanti la prevenzione e gli stili di vita. Il 42% lo fa consultando principalmente siti web istituzionali, mentre il 29% si rivolge a portali dedicati alla medicina e alla salute.
Non trascurabile è anche il ricorso a forum o social network (23%), probabilmente questo avviene quando ciò che si cerca non trova risposta nei siti web certificati. L’utilizzo, infine, di app è decisamente meno rilevante (18%)».

La survey ha quindi valutato la eHealth literacy del campione verificando come quest’ultimo utilizzi internet per prendere decisioni riguardo alla propria salute.
Su un punteggio da 1 a 10, la capacità di utilizzare la rete per rispondere a domande riguardanti lo stato di salute è risultata di 5,3; sempre 5,3, la capacità di discernere informazioni di valore rispetto ad altre di scarsa qualità; mentre più basso è il punteggio (4,2) relativo alla sicurezza nel prendere decisioni relative alla propria salute basandosi su informazioni raccolte da internet.

«I cittadini non si sentono sicuri a prendere decisioni basandosi esclusivamente sulle informazioni trovate in rete», commenta la dottoressa Sgarbossa. «Il medico svolge in questo caso un ruolo predominante nell’aiutare il cittadino a fare prevenzione. Possiamo quindi affermare che Internet è un canale complementare al medico e non sostitutivo».

App e wearable e coach virtuali

Come fare per raccoglie i dati sulla propria salute il cittadino? La seconda parte della survey ha rilevato che il 41% dei cittadini sani ha utilizzato almeno un’app di “coaching” per allenamenti, alimentazione, stili di vita o un wearable cioè un dispositivo indossabile come uno smartwatch o un braccialetto capace di misurare parametri vitali, piuttosto che parametri legati all’attività fisica, cardiaca o del sonno.

«C’è interesse per l’utilizzo delle App, anche se attualmente la percentuale di chi le usa non supera il 10% per quanto riguarda gli stili di vita e il 5% per il monitoraggio dei parametri vitali», continua la dottoressa Sgarbossa.
«Queste ultime, nella maggior parte dei casi, non sono certificate e quindi i dati monitorati non hanno una valenza clinica. Per tale motivo probabilmente oggi incontrano un ridotto consenso da parte della popolazione, che non sa come utilizzare i dati raccolti.
Riscuotono maggior successo, invece, gli smartwatch: li utilizza il 31% del campione e un ulteriore 6%, pur non utilizzandoli, sarebbe interessato a provarli. Gli smartwatch sono oggi dei device diffusi tra la popolazione anche a seguito dell’immissione sul mercato di dispositivi a basso costo.
Il dato evidenzia, quindi, che una parte significativa della popolazione monitora in qualche modo il proprio stile di vita, ma i dati monitorati hanno una qualche valenza? Il sondaggio evidenzia come solo il 25% di coloro che ha utilizzato un’app di coaching, ha inviato i dati al proprio medico. Questo perché anche gli stessi medici non sanno come utilizzare i dati che, provenendo da dispositivi non certificati, non hanno una validità clinica».

Come utilizzare quindi al meglio questi dati? Una risposta viene dalle assicurazioni dove, a livello internazionale, alcune compagnie propongono nel loro pacchetto assicurativo anche app e wearable, una sorta di scatola nera già ampiamente utilizzate nelle coperture assicurative automobilistiche per monitorare lo stile di guida, che consentirebbe di premiare i clienti più virtuosi, in questo caso per il loro stile di vita sano e corretto.

Il sondaggio ha approfondito questo aspetto: il 15% dei cittadini intervistati sarebbe interessato a stipulare una polizza che premi, attraverso una gratificazione finanziaria, chi riesce a migliorare il proprio stile di vita. Un altro possibile utilizzo dei dati raccolti da app e smartwatch riguarda un’interessante novità degli ultimi anni: l’assistente virtuale, tipo Google Home o Alexa.

Disporre di un coach virtuale in grado di prendersi cura del proprio stile di vita interessa il 30% del campione intervistato il quale sarebbe propenso a interagire con un coach virtuale che fornisca in modo proattivo consigli su come migliorare lo stile di vita in base a parametri monitorati.

Medico e ospedale le fonti più affidabili

«La prevenzione digitale in sanità svolgerà un ruolo importante in futuro, probabilmente anche in termini di contenimento della spesa sanitaria, se si riuscirà a innescare un circolo virtuoso che renderà il cittadino più consapevole dell’importanza di un corretto stile di vita e, di conseguenza, avrà meno necessità di accedere alle cure», conclude la dottoressa Sgarbossa.
«Un ruolo fondamentale nella prevenzione sarà giocato dal medico, che potrà – tra le altre cose – indirizzare il cittadino verso quei siti web o quelle app che forniscono informazioni autorevoli e certificate sulla salute. Questi canali non sostituiranno, quindi, il medico ma potranno svolgere un ruolo complementare».

Una recente ricerca condotta presso il Centro Cardiologico Monzino di Milano sottolinea come il medico e l’ospedale, in termini di prevenzione e di stili di vita, rimangano oggi le fonti di informazioni reputate più affidabili dai cittadini.

Alla domanda quanto ritiene affidabili le seguenti fonti di informazione riguardo la prevenzione/stile di vita (1 = quasi per niente, 5 = molto) il campione intervistato ha così risposto: medico specialista (4,5); Ospedali Istituti Specializzati (4,4); medico di base (3,7); siti web certificati (3,5); amici o familiari (2,3); pagina web generica (2,0).
La ricerca ha anche indagato i vantaggi della prevenzione digitale attraverso smartphone, wearable, dispositivi a comando vocale.

Condividere i dati con il medico curante e avere riscontri in tempo reale, nonché integrare tutti i dati sanitari provenienti da diversi strumenti (es: dati sull’alimentazione, sonno, ECG ecc.) sono risultati i vantaggi giudicati più importanti dal campione intervistato.

Roberto Tognella

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