L’ictus minore (MES) è uno dei possibili eventi avversi che si verificano durante o a seguito dell’intervento di stenting carotideo, nonostante questa sia un’alternativa ormai consolidata al trattamento chirurgico per il trattamento delle stenosi carotidee.
Uno studio dell’Istituto Cardiologico Monzino di Milano ha confrontato efficacia e sicurezza di due tipi di stent carotideo e di protezione cerebrale durante una procedura di stenting carotideo, usando come end-point principale il numero di segnali microembolici (detti MES) registrati con doppler transcranico: lo studio ha randomizzato 104 pazienti sintomatici o asintomatici con placche carotidee lipidiche ad alto rischio di embolizzazione in gruppi in base al tipo di stent e protezione.
La procedura è stata eseguita con successo in tutti i pazienti.

Lo studio è stato portato avanti dal professor Piero Montorsi, responsabile UO Cardiologia Interventistica 2 del Monzino, in collaborazione con l’Istituto Besta di Milano, ed è stato pubblicato sulla rivista JACC Cardiovascular Intervention.

Lo studio ha evidenziato che:

  • la protezione prossimale riduce significativamente i MES rispetto alla protezione cerebrale con filtro
  • lo stent a doppia maglia anch’esso riduce significativamente i MES rispetto allo stent a maglia singola
  • l’associazione tra protezione prossimale e stent a doppia maglia è quella in grado di consentire la maggior riduzione di MES.

La riduzione dei MES è da attribuire alla protezione cerebrale per il 70-80%, mentre il tipo di stent impiegato ha giocato un ruolo minore, sia pure significativo rispetto allo stent di prima generazione.

In conclusione, lo studio identifica nella strategia di stenting carotideo con protezione prossimale e stent a doppia maglia una possibile soluzione per il miglioramento del risultato della procedura.
Il professor Montorsi sottolinea: «questo dato in effetti non ci sorprende: già cinque anni fa, nel primo studio randomizzato allora pubblicato, confrontando protezione distale e prossimale, avevamo osservato che quest’ultima riduceva dell’80% gli eventi.
Un dato che si è ripetuto esattamente con lo studio attuale, a dimostrazione dell’elevata riproducibilità dei nostri risultati e della omogeneità della popolazione arruolata.
Lo stent a doppia maglia ha comunque dimostrato di essere in grado di ridurre non solo i MES in generale ma in particolare quelli spontanei, che si generano nelle fasi morte della procedura, e che riconoscono come fonte il prolasso di placca attraverso le maglie dello stent e la sua embolizzazione».

E, ancora, a chi obietta che il doppler transcranico è un endpoint surrogato di quello tradizionale, il professor Montorsi risponde: «il doppler transcranico, che è assimilabile alla risonanza magnetica pre e post procedura, è ha tutti gli effetti un surrogato established degli eventi clinici ed è un marker di aumentato rischio di stroke, previsto anche nelle linee guida della Società Europea di Cardiologia».

Stefania Somaré

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