Telementoring, un quadro concettuale

Tra le tante applicazioni delle tecnologie informatiche in medicina c’è il telementoring. La formazione a distanza da parte di uno specialista esperto di un medico meno qualificato è un metodo particolarmente utile per collegare centri esperti a realtà sanitarie rurali e supportarle nel trattamento di casi gravi/urgenti oppure in fase di diagnosi clinica.

Uno studio australiano ha proposto un quadro concettuale sul tema. A causa delle ampie distanze tra centri abitati, in Australia esiste un grande divario tra esiti di salute, tassi di ammissioni ospedaliere, patologie croniche, incidenza di tumori, aspettativa di vita e tasso di mortalità tra comunità rurali e quelle cittadine, a sfavore delle prime.

Inoltre, sono pochi i medici che vogliono lavorare in queste aree isolate: qui i carichi di lavoro sono maggiori, bisogna spostarsi da un centro abitato all’altro e il tempo da passare con il singolo paziente si riduce.
Inoltre, a questi medici viene chiesto di avere una formazione ampia, non specialistica, per poter rispondere alla maggior parte delle richieste di salute. Molti anche gli interventi in emergenza. Di fatto, molti di questi medici chiedono un trasferimento.

Il telementoring è visto come strumento per rendere più piacevole il lavoro dei medici rurali, che in questo modo si sentono parte di un più ampio network e possono confrontarsi con i colleghi cittadini, ottenendo se necessario anche un supporto decisionale.
Gli autori sottolineano, tuttavia, che la parola telementoring non spiega appieno ciò che accade, soprattutto quando viene agito verso i Pronto Soccorso: qui il contatto tra mentore e mentee deve essere immediato, in real time, dettagliato e contestualizzato per risultare efficace. In questi casi si parla di situational telementoring.

Basandosi su quanto già presente in letteratura, gli autori propongono quindi un modello nel quale gli scambi tra mentore e mentee possono avvenire attraverso messaggio telefonico, tecnologie audiovisive, dispositivi di realtà aumentata o, più di recente, con device di extended reality (xR) che mescolano realtà aumentata, realtà virtuale e mixed reality. Il processo di problem solving proposto si compone di 4 stadi: preparazione, identificazione, azione e valutazione.

La fase di preparazione include la scelta del mentore da contattare: perché questa sia il più aderente possibile alla situazione da risolvere, è importante che la professionalità di ogni specialista sia ben descritta. Per evitare confusione, è importate creare protocolli standardizzati.
Nella fase di identificazione mentore e mentee possono comunicare basandosi su 6 domande che consentono di descrivere la situazione in modo olistico e al tempo stesso conciso: chi, cosa, dove, quando, perché e come.

Si passa poi alla fase di azione, nella quale mentore e mentee ragionano sulle informazioni che hanno, eventualmente ne aggiungono, e stabiliscono un piano di azione. A questo punto non resta che stabilire quando risentirsi per valutare nuovamente lo stato del paziente. Il modello deve ora essere applicato per valutarne l’efficacia.

(Lo studio: Dung T. Bui, Tony Barnett, Ha Hoang & Winyu Chinthammit (2022) Development of a framework to support situational tele-mentorship of rural and remote practice, Medical Teacher, DOI: 10.1080/0142159X.2022.2150607)

Stefania Somaré

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