Uno strumento di digital health strategico

Usata come strumento di analisi, l’intelligenza artificiale può permettere di individuare criticità e aree di possibile ottimizzazione, sia a livello clinico sia organizzativo

Introdurre l’intelligenza artificiale in un’azienda sanitaria rappresenta un grande cambio culturale. Diverse sono infatti sia le considerazioni a favore di questa tecnologia, sia quelle contrarie al suo utilizzo, specialmente per il timore che si possa arrivare a sostituire i professionisti.

Le esperienze dirette di alcune Unità Sanitarie Locali (USL e AUSL) mostrano i risultati ottenuti applicando l’AI sia in ambito clinico sia organizzativo.

L’esempio modenese

«La nostra Azienda – dichiara Mattia Altini, direttore generale Ausl Modena – sta utilizzando soluzioni di intelligenza artificiale in particolare per supportare la trasformazione dei modelli operativi e migliorare la sostenibilità del sistema. La crescente distanza tra bisogni di salute in aumento e risorse disponibili impone un ripensamento strutturale del modo di lavorare. In questo scenario, l’intelligenza artificiale rappresenta uno strumento di digital health strategico, capace di affiancare i professionisti nella gestione della complessità clinica e di contribuire a rendere realmente esigibili i servizi del Servizio Sanitario Nazionale. L’intelligenza artificiale per noi non rappresenta un elemento sperimentale, ma una leva concreta di innovazione organizzativa e clinica, orientata a rafforzare la qualità dell’assistenza, la sostenibilità del sistema e la governance dei processi sanitari». 

Le aree di utilizzo  

Sono diverse le aree aziendali nelle quale l’intelligenza artificiale può essere introdotta.

«Un ambito di applicazione riguarda l’appropriatezza prescrittiva, in coerenza con i protocolli condivisi dalla Regione Emilia-Romagna con specialisti e Medici di Medicina Generale. Il sistema interviene nella fase post-prescrizione nel monitoraggio della coerenza tra motivazione clinica, prestazione richiesta e classe di priorità assegnata.  La tecnologia viene inoltre integrata in una logica di governance clinica, non come strumento di controllo, ma come leva per favorire confronto professionale, consapevolezza prescrittiva e omogeneità dei comportamenti; è utilizzata come strumento di analisi e miglioramento continuo, permettendo di individuare eventuali criticità, disomogeneità prescrittive o aree di possibile ottimizzazione, sempre in un’ottica di collaborazione con i professionisti sanitari». 

I vantaggi riscontrati  

Attili illustra poi i principali benefici ottenuti dall’uso dell’AI.

«Sul piano clinico, il sistema favorisce maggiore appropriatezza prescrittiva, portando a una riduzione di richieste non coerenti con il quesito diagnostico e la classe di priorità, uniformità di comportamento e trasparenza nei criteri adottati, contribuendo a garantire equità di accesso alle prestazioni e migliore gestione delle liste di attesa. Questo incide direttamente sulla qualità dell’assistenza. Sul piano organizzativo, consente un monitoraggio sistematico e strutturato dei dati, supportando le decisioni di governo clinico e rafforzando la capacità programmatoria dell’Azienda, migliora la gestione delle liste di attesa e la programmazione dell’offerta sanitaria, favorendo una più corretta allocazione delle risorse e contribuendo al controllo sostenibile della domanda. Sul piano culturale e professionale, promuove un cambiamento nel modo di lavorare: trasforma lo strumento in un supporto di apprendimento e responsabilizzazione. Il dato diventa così leva di miglioramento continuo, non elemento sanzionatorio».

  • VALORE AGGIUNTO

L’AI può affiancare i professionisti nella gestione della complessità clinica e  contribuire a rendere realmente esigibili i servizi del Servizio Sanitario Nazionale

  • L’ESEMPIO

In ambito di appropriatezza prescrittiva, il sistema interviene nella fase post-prescrizione, nel monitoraggio della coerenza tra motivazione clinica, prestazione richiesta e classe di priorità assegnata

  • PROFESSIONE

L’intelligenza artificiale promuove un cambiamento nel modo di lavorare: trasforma lo strumento in un supporto di apprendimento e responsabilizzazione

Integrare tecnologia e competenza umana 

Di fronte al grande potenziale dell’intelligenza artificiale e ai numerosi ambiti di sue possibili applicazioni, viene naturale chiedersi quale ruolo avrà il professionista da qui in avanti. A questo proposito, Mattia Altini ritiene fondamentale sottolineare che il fattore umano rimane centrale e insostituibile.

«L’algoritmo viene progressivamente migliorato attraverso la validazione e il confronto con i professionisti sanitari. In ambito sanitario, il dato deve essere accurato, validato e contestualizzato: solo l’integrazione tra tecnologia e competenza clinica consente di ottenere risultati affidabili e realmente utili. In sintesi, l’intelligenza artificiale non sostituisce il medico, ma lo supporta, contribuendo a costruire un modello organizzativo più sostenibile, più equo e maggiormente orientato alla qualità delle cure».  

L’AI per l’appropriatezza prescrittiva  

Tra le aree in cui l’intelligenza artificiale è in grado di migliorare l’assistenza al paziente, troviamo l’appropriatezza prescrittiva. L’ottimizzazione di quest’ambito ha un impatto positivo anche nella gestione delle liste di attesa e nel garantire l’equità di accesso alle prestazioni. In coerenza con i protocolli condivisi dalla Regione Emilia-Romagna con specialisti e Medici di Medicina Generale, il sistema di intelligenza artificiale usato dalla Ausl di Modena per l’appropriatezza prescrittiva consente di: 

  • normalizzare i quesiti diagnostici espressi in linguaggio naturale, rendendoli strutturati e confrontabili; 
  • verificare la congruità della priorità assegnata rispetto ai criteri regionali di appropriatezza prescrittiva; 
  • analizzare grandi quantità di dati clinici per individuare eventuali disomogeneità o criticità; 
  • fornire segnalazioni motivate, utili come supporto decisionale e strumento di miglioramento continuo. 

AI nello screening mammografico 

Lo screening mammografico può oggi essere supportato da sistemi di intelligenza artificiale. L’applicazione di questa tecnologia è stata al centro del dibattito a livello italiano ed europeo, con l’obiettivo di individuare le modalità più appropriate per integrarla nei percorsi diagnostici già esistenti. 

«L’analisi delle mammografie – spiega Emanuele Ciotti, direttore generale dell’USL Umbria 1 – viene normalmente eseguita in doppia lettura da parte di due medici. L’intelligenza artificiale non li sostituisce, ma li supporta, fornendo uno score di rischio che aiuta il professionista nella valutazione clinica». 

I risultati raggiunti 

L’USL Umbria 1 ha utilizzato questa procedura da aprile a dicembre 2025. Per tutte le donne esaminate è stata mantenuta la doppia lettura umana, con eventuale supporto dell’intelligenza artificiale successivamente alla lettura.

«Nei nove mesi considerati a parità di numero di donne esaminate, circa 16.000, abbiamo registrato un incremento dei casi positivi, passando da 4,7 a 5,5 ogni mille esami. È quindi aumentata la capacità di detection. Un altro risultato importante è stata la riduzione del tempo medio di refertazione: nel 2024 era di circa 25 giorni, oltre lo standard indicato di 21 giorni, mentre nel 2025 è sceso a 18 giorni, nonostante un organico ridotto di un radiologo rispetto all’anno precedente. Il supporto dell’AI ha inoltre consentito di aumentare i richiami di secondo livello, passati da 644 a 786. L’esperienza avviata dall’USL Umbria 1 si sta ora estendendo anche all’USL Umbria 2, portando così la Regione Umbria a essere la prima in Italia ad applicare l’intelligenza artificiale allo screening mammografico su scala regionale». 

Una visione di sistema

Il Centro regionale per l’AI in ambito sanitario è un gruppo di lavoro multidisciplinare, creato dalla Regione Umbria, dedicato a favorire un’adozione omogenea e sistemica della tecnologia, evitando applicazioni frammentarie o episodiche. Ogni impiego dell’AI deve essere valutato con attenzione: può offrire vantaggi significativi, ma richiede anche molte cautele, a partire dagli aspetti legati alla privacy e alla corretta governance dei dati.

«Stiamo facendo diverse riflessioni sui vari ambiti in cui l’intelligenza artificiale può essere applicata in modo funzionale all’azienda e ai servizi offerti – afferma Emanuele Ciotti –. Attualmente, la nostra esperienza più rilevante è quella dello screening mammografico. Tra i possibili ulteriori utilizzi vi è il supporto al servizio telefonico 116117, per fornire all’operatore risposte semplici e immediate, come ad esempio l’indicazione della farmacia aperta più vicina. L’AI è inoltre già presente nei pacchetti tecnologici di risonanze magnetiche e TAC, contribuendo ad aumentare la risoluzione delle immagini e ad abbreviare i tempi di refertazione. È importante ribadire che, in ambito clinico, l’intelligenza artificiale non sostituisce mai il professionista sanitario, ma rappresenta uno strumento che può aumentare il tempo da dedicare al paziente. Anche in altri settori, come le gare, la gestione del personale, i concorsi e il patrimonio, gli sviluppi dell’AI possono essere molto interessanti». 

Tratto da Exposanità News di aprile 2026

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