Violenza di genere: entro un anno le Regioni dovranno adeguare i Pronto Soccorso

Violenza di genere: entro un anno le Regioni dovranno adeguare i Pronto SoccorsoQuando una donna viene maltrattata, che sia dentro o fuori le mura domestiche, ha spesso l’esigenza di recarsi al Pronto Soccorso dove ha il diritto non solo di essere curata dal punto di vista fisico, ma anche riconosciuta nel proprio essere vittima e quindi affiancata.
Se necessario anche nella sua volontà di denunciare il proprio aggressore. Ai Pronto Soccorsi italiani è quindi richiesto di adeguarsi per poter prendere in carico queste donne a tutto tondo. Questa la richiesta delle nuove “Linee Guida nazionali per le Aziende sanitarie e le Aziende ospedaliere in tema di soccorso e assistenza socio-sanitaria alle donne vittime di violenza”, pubblicate ufficialmente in Gazzetta lo scorso 31 gennaio.

Il DPCM prevede che le donne che hanno subito violenza fisica o psicologica debbano essere accolte nel percorso idoneo sin dal triage. I medici e gli infermieri che venissero a contatto nel PS con queste donne hanno infatti il compito di “garantire una corretta raccolta dell’anamnesi della donna e degli elementi di prova, e una descrizione accurata delle lesioni corporee che faciliti, in caso di indagine giudiziaria, la valutazione dei tempi e delle modalità della loro produzione”.
Le linee guida danno chiare indicazione su come condurre una visita in caso di sospetta violenza, anche sessuale. Nel dettaglio, vengono previsti i seguenti momenti:
“Accoglienza e indici di sospetto (psicologici, anamnestici, fisici), ed eventuale screening (domande di approfondimento); Acquisizione del consenso informato al trattamento dati ed alla acquisizione delle prove giudiziarie (in caso di violenza sessuale); Anamnesi accurata con storia medica dell’aggressione; Esame obiettivo completo; Acquisizione delle prove (eventuale documentazione fotografica, tamponi, ecc.); Esecuzione degli accertamenti strumentali e di laboratorio; Esecuzione delle profilassi e cure eventualmente necessarie; Richiesta di consulenze”.

Entro un anno dall’uscita del Decreto, le Regioni che ancora non hanno istituito delle reti a cura delle donne che subiscono violenza dovranno adeguare i propri Pronto Soccorso.
Ciò significa certamente formarne il personale, non solo al riconoscimento dei soggetti, ma anche a come relazionarsi con loro, come raccogliere le prove perché siano utilizzabili in sede di medicina legale e così via.
Il Decreto contiene anche indicazioni relative alla formazione: “Si suggerisce una formazione articolata in un minimo di 8 moduli formativi, sia residenziale che coadiuvata da strumenti di formazione a distanza, per un totale di ore di frequenza da un minimo di 20 fino a 50. La didattica, sia in presenza che a distanza, potrà prevedere momenti di confronto interattivo attraverso tavole rotonde, forum di discussione, lavori di gruppo e simulazione di casi clinici”.

Nell’allegato D del testo si può trovare ampia informativa anche in merito agli obiettivi didattici che devono essere raggiunti. Essenziale poi pensare a servizi di consulenza psicologica, non sempre disponibili.
Un altro punto fondamentale sarà elaborare dei documenti efficaci, come quello del consenso informato che “deve essere articolato e comprensivo di tutte le situazioni in cui è indispensabile che l’operatrice/l’operatore sanitaria/o abbia il consenso a procedere da parte della donna”.

Il decreto prevede delle procedure particolari per i casi di stupro e l’inclusione nei percorsi di presa in carico anche dei minori eventualmente presenti in casa e che hanno assistito alle molestie.
Si tratta di un provvedimento necessario, in uno Stato in cui ancora molte donne subiscono violenza domestica, tacendo nel 90% dei casi. Un provvedimento che solo poche Regioni sono già pronte a mettere in atto, perché hanno percosi già avviati.

Stefania Somaré

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