Nasce la prima piattaforma di telemedicina sviluppata specificamente per i pazienti affetti da tumori ematologici che devono sottoporsi alla terapia Chimeric antigen receptor T-cell. Grazie a questa piattaforma, il paziente continua a essere seguito vicino a casa mentre i suoi dati viaggiano sulla rete.

La terapia Car-T, acronimo per Chimeric antigen receptor T-cell, utilizza una tecnologia d’avanguardia che è in grado di riprogrammare in laboratorio i linfociti T del singolo paziente, in modo che possano combattere il tumore dall’interno dell’organismo. Si tratta di una pratica clinica molto complessa, non meno di quella degli auto-trapianti, e riservata a un ristretto gruppo di malati che non hanno avuto beneficio da almeno due trattamenti tradizionali e che non avrebbero altre possibilità di terapia. Si tratta dell’ultima frontiera nella lotta ai tumori e per questo motivo ha suscitato enormi speranze in un gran numero di persone e nelle loro famiglie. A oggi sono pochissimi i centri altamente specializzati in Italia che incontrano i requisiti specifici definiti dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) per poterla attuare.

Il farmaco vivente

Le cellule del sistema immunitario estratte dal paziente in ambulatorio vengono inviate al laboratorio per essere modificate tramite re-ingegnerizzazione, fatte moltiplicare e poi re-infuse nel paziente affinché possano esplicare la loro attività. La tecnica inserisce all’interno dei linfociti T originari un frammento di Dna che permette di riprodurre sulla loro superficie molecole chimeriche (Car): queste in parte riconoscono l’antigene espresso dalle cellule tumorali e in parte attivano le cellule T che attaccano quelle tumorali in modo mirato. Le Car-T sono quindi cellule del sistema immunitario addestrate a combattere uno specifico bersaglio (target) della patologia. La loro attività si mantiene all’interno dell’organismo del paziente per un certo periodo di tempo anche dopo una singola somministrazione. In pratica il sistema immunitario acquisisce la capacità di riconoscere ed eliminare cellule tumorali, attraverso un processo altamente personalizzato. Ogni dose, infatti, viene prodotta e sviluppata per ogni singola persona in trattamento.

Centri hub e spoke

I centri di ematologia diffusi in modo più capillare sul territorio (spoke) devono necessariamente far riferimento ai pochissimi centri di riferimento (hub) per controllare se i propri pazienti rientrano nei criteri per poter beneficiare di questa innovazione terapeutica nell’ambito dell’immuno-oncologia.

«È bene verificare se esiste l’indicazione a questa terapia con il centro hub prima ancora di parlarne al paziente – spiega Fabio Ciceri, direttore di Ematologia e trapianto del midollo osseo e vicedirettore scientifico Irccs San Raffaele di Milano. – Bisogna evitare di creare false illusioni che generano un grosso carico di sofferenza aggiuntiva nel caso vengano poi deluse».

Per aiutare i clinici nella gestione della terapia Car-T in modo che i pazienti italiani possano accedevi in modo organizzato e corretto è nata WelCare, la prima piattaforma di telemedicina specificamente messa a punto per la terapia Car-T.

La piattaforma WelCare

Si tratta di una soluzione digitale nata dalla partnership fra Novartis e la startup Soluzioni Salute Informatica, presentata in occasione dell’edizione 2020 della Digital Week di Milano. La piattaforma consente ai medici di condividere la cartella clinica, scambiarsi informazioni sui pazienti potenzialmente candidabili alla terapia, seguirne lo screening e, se verranno trattati, il follow-up.

«I contatti possono avvenire in numerose modalità, tra singoli medici (one to one), tra un medico e un’équipe (one to many), tra due gruppi di lavoro», chiarisce Giulia Franchi, endocrinologa, fondatrice e Ceo di Soluzioni Salute Informatica. «È possibile anche la condivisione di immagini radiologiche e di tutti i dati sanitari utili a selezionare i pazienti e poi a trattarli».

Un vero e proprio ambulatorio virtuale. Questo progetto assume una rilevanza ancora maggiore in un momento storico senza precedenti, in cui la presenza della pandemia da Covid-19 sta costringendo a modificare tutte le dinamiche operative consolidate, obbligando a ripensare anche alle modalità di gestione del paziente oncologico, per garantire la sua massima tutela. L’Istituto Nazionale dei Tumori, l’Irccs Humanitas e l’Ospedale San Raffaele sono i primi centri Car-T hub che hanno introdotto la piattaforma WelCare nella propria pratica clinica, insieme a circa 15 centri spoke. Dal prossimo settembre la piattaforma sarà accessibile agli altri centri sul territorio nazionale.

Una gestione multidisciplinare

«Car-T è un modello di terapia assolutamente innovativo che, almeno in alcune malattie ematologiche, sta dando risultati rivoluzionari», afferma Armando Santoro, direttore del Cancer center di Humanitas clinical and research center, Irccs e professore di oncologia alla Humanitas University a Rozzano, Milano. «Si tratta però di una terapia complessa che richiede un’equipe multidisciplinare per poter essere somministrata. L’ematologo da solo non basta. Serve chi si occupa della raccolta delle cellule, di neurologi, rianimatori e infettivologi per la gestione degli eventuali eventi collaterali. Car-T è una terapia diversa da quelle finora a disposizione e deve essere quindi affrontata in modo nuovo per evitare ai nostri pazienti qualunque tipo di rischio e dare loro la possibilità di accedere al miglior trattamento possibile».

A oggi i risultati migliori sono stati raggiunti in pazienti affetti da leucemia linfoblastica acuta (LLA) e da linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL). Nei casi resistenti ad altri trattamenti, la terapia Car-T rappresenta una possibilità concreta di cura. Per la leucemia linfoblastica acuta del bambino e del giovane adulto le risposte durature sono nell’ordine del 60-65%, mentre circa il 40% dei pazienti affetti da linfoma ha mostrato una risposta duratura nel tempo.

Vantaggi in tempo di pandemia

La piattaforma soddisfa due necessità importanti: migliora l’accesso alle terapie anche per chi non si trova vicino a un centro autorizzato alla loro erogazione e aiuta i pazienti a rimanere in contatto con lo stesso centro presso il quale è stata somministrata la terapia Car-T, pur essendo seguiti nel follow-up presso il centro spoke che li ha messi in contatto.

I pazienti onco-ematologici sono molto fragili e hanno bisogno che tutto il percorso diagnostico terapeutico si svolga nella massima sicurezza, mettendoli al riparo quanto più possibile dai rischi di contagio da Sars-CoV-2.

Grazie alla piattaforma, il paziente continua a essere seguito vicino a casa, mentre i suoi dati viaggiano sulla rete per essere a disposizione per la valutazione e definizione del percorso di cura con i medici dei centri specializzati sia prima sia dopo l’infusione. I tragitti reali che dovrà fare sono solo quelli presso il centro più prossimo a casa e in occasione della procedura Car-T vera e propria presso l’hub specializzato.

Prospettive future

La fase 2 della piattaforma WelCare prevede l’interazione diretta tra pazienti e medici e l’introduzione dell’intelligenza artificiale per l’analisi della grande mole di dati connessi a queste complesse tecniche d’avanguardia. I dati contenuti nel database verranno resi anonimi, strutturati e analizzati con l’obbiettivo di migliorare la pratica clinica. Nel frattempo la ricerca è impegnata a migliorare il profilo di sicurezza della terapia Car-T, a studiare la programmazione delle cellule T verso altri bersagli di patologia e a fare in modo che le cellule modificate si autosopprimano in caso di eccessiva risposta del sistema immunitario.

Inoltre si sta verificando la possibilità di eseguire la tecnica tramite linfociti T donati da soggetti compatibili. Quest’ultima via consentirebbe di ridurre la complessità del processo sul paziente e potrebbe ampliare l’accessibilità al trattamento, rendendolo disponibile per un maggior numero di persone.

Elena Mattioli

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