Il blocco operatorio è forse la componente più dispendiosa di una struttura ospedaliera e per questo deve essere gestito con la massima efficienza e organizzazione, per poter ottenere risparmi, migliorare la sicurezza dei pazienti, aumentare la produttività e ottenere massima soddisfazione sia dal paziente sia dall’operatore sanitario.
Sono molti gli studi in letteratura che cercano di individuare parametri atti a comprendere l’efficienza delle varie parti del processo chirurgico. Per quanto riguarda l’efficienza della sala operatoria resta molto da fare.
La letteratura propone diversi indicatori di performance, molto spesso composti a loro volta da una serie di indicatori che vanno a creare una dashboard di controllo dell’atto operatorio.

Uno studio italiano si è concentrato sulla questione, partendo proprio dalla letteratura: il razionale è che i metodi oggi utilizzati richiedono la raccolta di un gran numero di dati che non sempre sono disponibili e che, inoltre, possono essere soggetti a interpretazione (Ubiali A, Perger P, Rochira A, Corso RM, Pagliantini S, Campagna A, Cavalli M, Buccioli M. Operating Room Efficiency measurement made simple by a single metric. Ann Ig. 2021 Jan-Feb;33(1):100-102. doi: 10.7416/ai.2021.2411. PMID: 33354699).
Gli autori suggeriscono quindi un nuovo approccio, basato su un singolo parametro composto di soli quattro indicatori: l’uso della sala, il tempo necessario per il turnover, il tempo di preparazione e casi di cancellazione dell’intervento.

Tra questi, il più importante sembrerebbe essere l’uso della sala, che rappresenta la percentuale di tempo che il paziente passa in sala operatoria nel processo. L’indice risulta quindi più semplice da applicare anche in vari contesti. Lo studio è open ed è pubblicato sulla rivista Annali di Igiene. Vi hanno collaborato la Scuola di Igiene e Medicina Preventiva dell’Università di Bologna, il Dipartimento di Chirurgia dell’Ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, il Dipartimento per le Politiche Sanitarie della Regione Emilia-Romagna e l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna e l’UMIT (Austria).

Stefania Somaré

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