Simeu, in Italia Pronto Soccorso a rischio

pronto soccorso e documentazione

I Pronto Soccorso italiani sono a rischio di non riuscire più a mantenere un equilibrio e ad assicurare assistenza, con conseguente chiusura dei servizi: l’allarme arriva dalla Simeu, la Società Italiana di Medicina di Emergenza-Ugenza.

«Troppi segnali in tutto il territorio nazionale manifestano la progressione di una crisi grave che potrebbe ripercuotersi negativamente sulle consolidate abitudini delle persone. Il servizio di Pronto Soccorso, comunemente dato per scontato, è a rischio. Se non si interviene subito, con cambiamenti strutturali, potremmo assistere alla progressiva chiusura o a radicali cambiamenti, in negativo, di questa funzione».

Che cosa ha portato a questa situazione? I nostri Pronto Soccorso sono a rischio da tempo: la specialità di Emergenza-Urgenza è, più di tante altre, una vocazione che porta il medico o l’infermiere a vivere quotidianamente in situazioni che richiedono risposte rapide e precise e a stare a contatto con la sofferenza.
Non è un caso che sia una delle specialità più colpite dal burnout.

Salvatore Manca, presidente Simeu
Qualche tempo fa il presidente di SIMEU ha descritto in modo chiaro i problemi che si annidano nell’Emergenza/Urgenza: «… a chi sceglie la specialità oggi si chiede di essere pronti a turni pesanti, fino all’età della pensione, avere impegnati almeno due-tre weekend al mese, non poter svolgere la libera professione, con stipendi molto meno appetibili rispetto a tutti gli altri specialisti. Tutto questo senza il riconoscimento di un’attività disagiata e con la speranza di non essere aggrediti durante lo svolgimento del proprio lavoro (gli operatori del pronto soccorso sono sicuramente i più a rischio)».

E non dimentichiamo la difficoltà di scegliere cosa fare con la vita del paziente e il costante rischio di essere denunciati. E mentre qui da noi funziona così, anche nelle Regioni più virtuose, i nostri specialisti sono richiesti all’estero, dove vengono promessi non solo un ottimo stipendio, ma spesso anche alloggio e assicurazione professionale. Insomma, non c’è poi da stupirsi se da parecchi anni vi sia carenza di personale nei nostri Pronto Soccorso. È probabile poi che l’esperienza vissuta nello scorso anno e mezzo abbia spinto alcuni professionisti a dare dimissioni e cercare lavoro altrove. Di fatto, mancano medici da integrare nel personale, anche in prospettiva: solo nel 2021 sono state 456 le borse di studio in Medicina di Emergenza-Urgenza a non essere state assegnate. Per tamponare la situazione, al momento si mandano in Pronto Soccorso medici di altre specialità ai quali, però manca la corretta formazione… e anche se l’avessero, questa sostituzione provoca a cascata carenze di personale anche negli altri reparti ospedalieri, rischiando di compromettere la buona presa in carico dei pazienti.

Da anni SIMEU fa proposte al Governo per migliorare la situazione, ottenendo di aumentare il numero di borse di studio dedicate a questa specialità, ma è chiaro che questa risulta poco attrattiva per i neo-medici. Occorre quindi lavorare su più fronti, da una parte migliorando le condizioni di lavoro di questi professionisti, che salvano ogni giorno vite, ma dall’altra decidendo di intervenire sul serio sulla gestione territoriale delle cronicità, rinforzando la medicina di base, creando nuovi nodi, dando la possibilità al cittadino di trovare risposta adeguata alla sua esigenza di salute senza doversi recare in Pronto Soccorso perché nessuno si occupa di lui. Come sempre, ogni problema all’interno di un’organizzazione è sintomo di un disequilibrio più vasto che deve essere sistemato.

Stefania Somaré

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