Tracce genetiche dicono se le antracicline sono efficaci sul carcinoma mammario

Le antracicline sono tra i chemioterapici più usati nel trattamento del carcinoma alla mammella e in genere si rivelano efficaci anche se risultano tossici per alcune donne, che incorrono in effetti collaterali gravi come danni al cuore e rischio di sviluppare un tumore secondario.

Sarebbe quindi interessante utilizzare questi chemioterapici solo davanti a evidenza di efficacia.

Un team di ricerca della Stanford University School of Medicine ha individuato un metodo – basato sull’espressione di 50 geni regolatori di cromatina – per determinare quali tipologie di tumore al primo stadio rispondano meglio alle antracicline (Seoane, J.A., Kirkland, J.G., Caswell-Jin, J.L. et al. Chromatin regulators mediate anthracycline sensitivity in breast cancer. Nat Med 25, 1721-1727 (2019) doi:10.1038/s41591-019-0638-5).

Christina Curtis e il suo team hanno iniziato valutando il comportamento di 400 geni regolatori di cromatina su linee cellulari di tumore note per essere rispondenti o resistenti al farmaco.
In seguito hanno ripetuto l’analisi in una coorte di 1006 donne con diagnosi di cancro al seno al primo stadio e hanno così individuato 54 geni il cui livello di espressione correlava con l’efficacia del trattamento con antracicline.

Di questi 54 geni, 12 regolatori di cromatica sono uguali a quelli individuati sulle linee cellulari: l’aspetto che accomuna questi geni è il fatto di rendere più accessibile il DNA cellulare al chemioterapico.

Lo studio contribuisce a utilizzare la chemioterapia in modo sempre più mirato e preciso, mettendo al tempo stesso in sicurezza le donne sulle quali non funzionerebbe.

Stefania Somaré

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