Griglia Lea 2015 e adempimenti

Griglia Lea 2015 e adempimentiSono stati pubblicati dal Ministero della Salute i risultati dell’annuale monitoraggio dell’adempienza alla griglia dei Lea, realizzato dall’Ufficio VI della Direzione Generale della Programmazione Sanitaria. Anno di riferimento della valutazione è il 2015. Come sempre, le Regioni sottoposte a verifica sono 16, mentre Valle d’Aosta, le due Provincie Autonome di Bolzano e Trento, il Friuli Venezia Giulia e la Sardegna ne sono escluse. Ben 5 delle Regioni valutate si sono dimostrate inadempienti, tutte in Piano di Rientro: Puglia, Molise, Campania, Sicilia e Calabria. Le altre, invece, sono state promosse.

In che modo si è proceduto alla valutazione? La prima cosa da prendere in considerazione sono gli indicatori analizzati per l’anno 2015: dal momento che le politiche sanitarie in atto possono mutare nel tempo, gli indicatori cambiano di anno in anno, in modo da avere una fotografia più chiara dello stato dell’arte delle diverse Regioni. Si ricorda, infatti, che il monitoraggio sui Lea e il documento che ne deriva hanno la principale funzione di mettere in evidenza criticità in essere per favorire il miglioramento delle sanità regionali e, di conseguenza, di quella italiana nel suo complesso.
Per l’anno di riferimento sono stati considerati 21 indicatori, alcuni dei quali ulteriormente ripartiti fino a giungere a un numero di 35 indici. Grande peso è stato dato alla prevenzione messa in atto nelle diverse Regioni, sia in termini di tassi vaccinali (nei bambini e negli anziani) sia in termini di partecipazione agli screening di primo livello organizzati dalla Regione (per tumore alla mammella, al colon retto e alla cervice uterina), di prevenzione sui luoghi di lavoro, in ambito alimentare e nella sanità animale.

Altro fattore importante è la sanità territoriale. Questo indice è stato verificato analizzando vari fattori, tra cui: numero di anziani che ricevono Assistenza Domiciliare Integrata e che frequentano strutture residenziali o semi-residenziali; numero di posti disponibili in strutture residenziali e semi-residenziali per disabili, o numero di posti equivalenti; posti letto sul totale dei morti per tumore.
Considerata l’importanza data negli ultimi mesi all’appropriatezza prescrittiva, si valuta anche il numero degli esami di risonanza magnetica effettuati ogni 100 residenti nell’anno di riferimento.

Ci sono quindi gli indici relativi agli ospedali, volti a valutare se questi rispondano in modo adeguato alle richieste ministeriali: sono stati considerati, tra gli altri, il tasso di ricovero, il numero di ricoverati con drg chirurgico in regime ordinario sul totale dei ricoveri ordinari, percentuali di parto cesareo, percentuale di parti a rischio avvenuti in punti nascita privi di Terapia Intensiva Neonatale, il numero di pazienti over 65 operati entro due giorni per frattura al femore. Infine, si è valutato l’intervallo di tempo tra allarme di emergenza e target dei mezzi di soccorso.
Ogni Regione ha quindi ottenuto, per ognuno degli indici considerati, un punteggio.
Le verifiche sono state effettuate utilizzando documenti inviati dalle strutture ospedaliere e dalle Aziende Sanitarie delle Regioni al Ministero della Salute, unitamente a documenti già in mano al Ministero.
Per essere considerate adempienti, le Regioni devono aver conseguito un punteggio compreso tra 140 e 160 punti o maggiore, senza avere aree di criticità evidenziate.
Sotto i 140 punti le Regioni sono considerate inadempienti.
Per entrare nel dettaglio: la Toscana ha ottenuto 212 punti; l’Emilia Romagna e il Piemonte 205, il Veneto 202, la Lombardia 196, la Liguria 192, le Marche 190, l’Umbria 189, l’Abruzzo 182, il Lazio 176, la Basilicata 170.
Tra le Regioni inadempienti, invece, il punteggio più basso spetta alla Campania (106 punti), debole soprattutto per la parte di prevenzione e per l’assistenza ai disabili. Seguono:
Calabria, con 147 punti, critica nella parte di prevenzione (antinfluenzale agli anziani, screening e sanità animale), nell’assistenza agli anziani e in alcuni indici ospedalieri, in particolare parti cesarei, ma non solo;
Sicilia, con 153 punti, debole nella prevenzione, nell’assistenza ad anziani e disabili e in alcuni ambiti ospedalieri, soprattutto nei ricoveri pediatrici evitabili;
Puglia, con 155 punti, con area prevenzione da migliorare e percentuale di ricoveri con drg chirurgico troppo difforme al richiesto;
Molise, con 156 punti e problematiche nella prevenzione, nell’assistenza semi-residenziale agli anziani e nella percentuale di ricoveri con drg chirurgico.

Lungi dal dover essere considerata una vera classifica, questa valutazione consente di mettere in campo azioni di miglioramento. Inoltre, avendo considerato non il solo anno 2015, ma il biennio 2014-2015, è possibile individuare il trend della nostra sanità, che risulta in ogni caso in netto miglioramento, con un generale aumento dei valori degli indicatori di prevenzione, medicina territoriale e diminuzione delle azioni improprie o da ridurre, come la percentuale di parti cesarei nello stivale, o la diminuzione del numero di ricoveri ad alto indice di appropriatezza.
Come ormai da qualche anno, la lettura della situazione di ogni singola Regione è facilitata da un “Rosone”: quello del 2015 si compone di 35 settori circolari pari al peso del singolo indicatore e 4 anelli concentrici, ognuno relativo a una delle 4 classi di soglie di valutazione, esclusa quella relativa al dato mancante, carente o errato. Un indice cromatico consente di individuare in modo rapido i punti di forza e quelli di criticità: verde significa che tutto è a posto, giallo è indice di criticità in aumento, viola denota una criticità considerevole e rosso indica che la situazione è nettamente critica.

Stefania Somaré

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