Il sistema italiano della Long Term Care si trova a un bivio critico: a fronte di una domanda di assistenza in costante crescita, l’offerta pubblica fatica a mantenere il passo, costringendo il welfare a una selettività sempre più marcata. È quanto emerge dall’8° Rapporto dell’Osservatorio CERGAS SDA Bocconi–Essity, presentato il 6 maggio scorso presso la sede dell’ateneo meneghino.
Il report fotografa un settore sotto pressione: la popolazione over 65 non autosufficiente ha superato i 4 milioni, ma la spesa pubblica dedicata è scesa all’1,18% del PIL nel 2024 (era all’1,43% nel 2020).
Tra stabilità residenziale e spinta alla domiciliarità
L’analisi dei dati 2025 evidenzia un paradosso nel sistema di cure: nella residenzialità, i posti letto restano stabili, ma il profilo dell’ospite in RSA diventa sempre più complesso. L’età media d’ingresso si attesta a 83,8 anni, con il 60% dei residenti che presenta disturbi cognitivi certificati e una permanenza media di 340 giorni; nella domiciliarità, le ore di Assistenza Domiciliare Integrata risultano cresciute dell’11% rispetto al 2022 a fronte tuttavia di un’intensità assistenziale diminuita, passata da 18 ore medie per paziente annue nel 2019 ad appena 14 ore nel 2023. Il tutto è accompagnato da un persistente divario Nord-Sud segnato da marcate disparità strutturali. La copertura RSA raggiunge il 29% degli over 75 non autosufficienti a Bolzano, contro l’1% di Campania e Sardegna.
Il benchmark europeo: 79 modelli di innovazione
In questo scenario, l’Osservatorio 2026 ha allargato l’orizzonte analizzando 79 casi internazionali nell’intento di identificare le leve principali della trasformazione. L’attenzione si è concentrata su due traiettorie: i nuovi modelli abitativi (60 esperienze di senior housing, comunità multigenerazionali…) e l’integrazione delle tecnologie digitali per una salute proattiva (19 esperienze).
Tra le eccellenze analizzate si distinguono il modello svedese SällBo (integrazione multigenerazionale), la danese Dagmarsminde (comunità per demenze avanzate) e i Thuisplusflats olandesi (senior living integrato nel quartiere).
Elisabetta Notarnicola, coordinatrice dell’Area di Ricerca Social Policy & Service Management del CERGAS, ha sottolineato che «le esperienze europee dimostrano che innovare nel settore Long Term Care è possibile: il punto di partenza non è necessariamente la disponibilità di risorse, ma la capacità di ripensare i modelli, costruire collaborazioni e mettere la persona al centro. Quello che serve ora è un contesto – normativo, organizzativo e culturale – che le sostenga e le valorizzi.»
La traiettoria futura: governance e collaborazione pubblico-privato
Il Rapporto indica chiaramente che il futuro della LTC in Italia non può limitarsi a un rafforzamento dell’esistente, ma richiede una riprogettazione profonda basata sulla co-progettazione. Non più un semplice rapporto committente-erogatore, ma una condivisione dei rischi nel lungo periodo tra pubblico e privato.
In conclusione, il ripensamento dell’abitare e l’adozione di strumenti digitali basati sui dati rappresentano le due leve strategiche per garantire la sostenibilità di un sistema che, ad oggi, poggia ancora pesantemente sul supporto informale di oltre 1 milione di badanti.


