Pancreas Unit, è necesaria una rete nazionale

Il modello e gli standard delle Pancreas Unit sono stati individuati nel 2025 con un documento del Ministero della Salute, ora però serve finalizzare una rete di centri specializzati così da garantire a ogni paziente un trattamento di qualità, grazie a team multidisciplinari e criteri d’eccellenza basati sulla buona pratica della Lombardia.
La Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva ha dedicato una sessione del congresso nazionale delle Malattie Digestive, promosso dalla Federazione Italiana delle Società delle Malattie dell’Apparato Digerente alla necessità di una rete nazionale delle Pancreas Unit.

“Il documento ministeriale è un primo passo verso la creazione delle Pancreas Unit, da strutturare poi a livello regionale, considerando sia il bacino di utenza sia le caratteristiche del territorio”, è stato il pensiero di Luca Frulloni, past president Sige. 

Criticità e opportunità

In Italia i casi di tumore del pancreas sono in aumento e si avvia a diventare la seconda causa di morte per neoplasia entro il prossimo decennio. La criticità principale è la diagnosi precoce: solo un paziente su cinque scopre la malattia quando è ancora localizzata e operabile, condizione essenziale per avere maggiori chance di guarigione. Il segnale positivo, però, è che grazie alla ricerca e a cure sempre più efficaci, il numero di persone vive dopo la diagnosi è cresciuto del 10% in tre anni, passando dalle 21.200 del 2021 alle 23.600 del 2024.
“Il gastroenterologo ha un ruolo di primo piano nelle Pancreas Unit, sia per le malattie infiammatorie sia per le neoplasie”, ha ricordato Frulloni. 

Tre nodi da sciogliere

In Italia la gestione del tumore del pancreas ha fatto passi avanti rispetto a dieci anni fa, ma restano nodi importanti da sciogliere. Secondo Federica Valsecchi, presidente di Fondazione Nadia Valsecchi, “spesso i medici di medicina generale non sufficientemente formati per riconoscere i segnali precoci della malattia, come un’insorgenza improvvisa di diabete o un calo ponderale ingiustificato, e per identificare i casi di familiarità per questa patologia.
Un altro aspetto centrale è lo screening dei soggetti a rischio: sono necessari su tutto il territorio nazionale programmi strutturati per chi ha familiarità o mutazioni predisponenti.
E ancora, molti centri oncologici non hanno nutrizionisti specializzati nel trattamento di pazienti con tumore del pancreas, eppure sono figure essenziali in una malattia che compromette profondamente lo stato nutrizionale. Infine, vi è forte disparità nell’accesso ai test genetici, in particolare per le mutazioni BRCA. La possibilità di effettuarli varia da centro a centro, negando a molti pazienti l’accesso a terapie mirate”. 

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