Riammissioni ospedaliere: come ridurne l’incidenza

Quale che sia l’ambito della medicina con cui si ha a che fare, le riammissioni in ospedale di pazienti dimessi è e rimane un problema.
Al momento, non ci sono evidenze certe che indicano un sistema di gestione dei pazienti nelle fasi di pre-dimissioni e quelle successiva che riduca i ricoveri successivi.

Un team statunitense (A transition care coordinator model reduces hospital readmissions and costs. Kripalani, Sunil et al. Contemporary Clinical Trials, Vol 0, Issue 0) ha provato a rispondere al quesito mettendo a confronto due modelli organizzativi già esistenti: la presenza di un Transition Care Coordinator (TCC) e un modello di cura tradizionale.

Lo studio è nato come iniziativa per migliorare la qualità all’interno del Vanderbilt University Medical Center di Nashville (Tennessee) ed è durato dal 1° gennaio 2013 al 30 aprile 2015.

I 7038 pazienti coinvolti, tutti adulti, erano stati ricoverati per polmonite, insufficienza cardiaca congestizia, patologie cronico-ostruttive polmonari.

762 pazienti sono stati gestiti con il modello che prevede la presenza di un TCC, il quale ha seguito 460 pazienti sia in ospedale sia con chiamate a casa nel post-dimissioni, e 302 pazienti solo con chiamate a casa, con un intervento parziale.
I restanti 6276 pazienti sono stati esaminati con un modello tradizionale.

I risultati statistici dimostrano che i pazienti ricoverati e seguiti da un TCC vengono riammessi in ospedale molto meno spesso degli altri, sia a 30 sia a 90 giorni, parziale o totale che sia il trattamento.

Inoltre, anche i costi collegati alla presenza di un TCC sono decisamente inferiori rispetto a quelli delle riammissioni ospedaliere.
Una soluzione interessante questa, che viene già presa in considerazione in altre forme anche nel nostro Paese.

Stefania Somaré

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