Presentati al Senato il 6 maggio scorso in un convegno promosso dalla sen. Daniela Sbrollini, i nuovi Annali AMD 2026 consolidano il ruolo del network dell’Associazione Medici Diabetologi come uno dei registri di patologia più rilevanti a livello europeo.
Un elemento questo sottolineato in apertura dal presidente del CNR Andrea Lenzi, che ha ricordato come «conoscere sia governare», definendo i dati essenziali per una corretta programmazione sanitaria.
In tal senso gli Annali, istituiti nel 2006, rappresentano un registro clinico che monitora la qualità dell’assistenza in Italia, fungendo da strumento di benchmarking, sorveglianza ed empowerment per i pazienti.
Secondo Giuseppina Russo, presidente eletto AMD, sono «una risorsa per il SSN e la ridefinizione della diabetologia in Italia», specialmente in un contesto cui il diabete comporta costi elevatissimi in termini economici e di qualità di vita.
«Il nostro database si configura come uno dei registri clinici di patologia più grandi d’Europa», ha aggiunto Russo, sottolineando l’importanza del recente workshop internazionale che ha messo a confronto il modello italiano con quelli di UK, Spagna e Svezia aprendo la strada a una ricerca collaborativa europea basata sulla real world evidence.
Focus diabete tipo 1: l’inedito dato sul time in range
I dati relativi al diabete tipo 1 (DT1) in Italia su un campione di 51.013 pazienti censiti (+108% negli ultimi 9 anni), mostrano che, sebbene l’età media sia di circa 50 anni, il 20% del campione ha superato i 60 anni, a testimonianza di una maggiore longevità. La durata media di malattia si aggira intorno ai 23 anni, con picchi molto elevati.
Sul fronte clinico, la glicata media si attesta al 7,6%, valore che scende significativamente al 7,1% per gli oltre 10.000 soggetti che utilizzano sistemi di infusione avanzati. Inoltre, per la prima volta gli Annali integrano i dati sull’utilizzo dei sensori CGM (Continuous Glucose Monitoring). Nonostante l’ampio accesso alla tecnologia, emerge un dato gestionale critico. Solo un paziente su tre riesce a mantenere i valori glicemici nel target ottimale (70-180 mg/dl) per almeno il 70% del tempo. Tuttavia, l’uso dei sensori e dei microinfusori (utilizzati dal 21,3% dei pazienti) si dimostra efficace nel prevenire le ipoglicemie gravi.
Resta, invece, preoccupante il profilo metabolico. Se nel 2004 l’obesità nel tipo 1 era un fenomeno marginale (0,4%), colpisce quasi il 15% dei soggetti, imponendo una revisione dei percorsi assistenziali dedicati.
Permangono, altresì, criticità negli stili di vita e nel monitoraggio. Il 26,2% dei pazienti resta fumatore. Il 45% non è monitorato correttamente su tutti i fattori di rischio. La malattia renale è peggiorata in un anno, passando dal 17% al 20%.
Diabete tipo 2: efficacia dei farmaci innovativi e paradosso renale
Il monitoraggio su 693.000 pazienti con diabete tipo 2 con un’età media di 70 anni mostra una rivoluzione prescrittiva. L’85,6% dei pazienti accede a molecole innovative (SGLT2i, GLP-1 RA o doppi agonisti), con un netto incremento rispetto al 77,4% dell’anno precedente. Questo sforzo dei clinici ha portato a un miglioramento del controllo del colesterolo (quasi il 50% a target) e della protezione cardiovascolare.
«Questi dati raccontano l’impegno dedicato dai diabetologi alla riduzione del rischio cardiovascolare dei propri assistiti», ha commentato Andrea Da Porto, direttore del Gruppo Annali AMD.
Resta, però, un’ombra sulle complicanze microvascolari: è in calo il monitoraggio di micro e macroalbuminuria, della retinopatia e del piede diabetico. Inoltre, persiste una marcata disparità di genere: le donne risultano spesso sottotrattate rispetto agli uomini, specialmente nell’accesso ai nuovi farmaci.
La complessità nel diabete gestazionale (GDM)
Il database degli Annali copre ormai metà dei casi nazionali di diabete gestazionale (15.000 donne), rivelando un aumento della complessità clinica. I fattori di rischio principali sono l’età superiore ai 35 anni (45,5%) e l’obesità pregravidica, che è cresciuta fino al 30,4%.
Questo quadro clinico più complesso ha portato a un aumento della terapia insulinica, necessaria oggi per il 50% delle pazienti (rispetto al precedente 38%). Un dato di rilievo sociale è la forte incidenza della popolazione migrante: oltre un terzo delle pazienti con GDM proviene da Paesi extra-UE.
Dalla “fotografia” alla medicina di precisione
Il futuro degli Annali AMD, come evidenziato da Salvatore De Cosmo, presidente AMD, e Riccardo Candido, Fondazione AMD, sta nell’integrazione tra i 2 milioni di dati raccolti dal 2006 e le nuove frontiere dell’IA.
L’obiettivo non è più solo il benchmarking tra centri, ma l’applicazione della modellizzazione predittiva per superare le disparità di genere nel trattamento e personalizzare le strategie terapeutiche in base alla fragilità del paziente.


